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INTELLIGENZA, COSCENZIOSITA', CURIOSITA'
A scuola, l'intelligenza serve. E, diciamolo, anche nella vita. A  scuola, la coscienziosità, serve. Serve il fatto di non marinare, di  fare i compiti, di studiare. E, diciamolo, la coscienziosità serve anche  nella vita.
 
I bambini intelligenti, a scuola, vanno meglio. Anche i bambini coscenziosi, a scuola, vanno meglio.
 
C'è, però, anche un terzo fattore che gioca un ruolo importante nella performance scolastica: la curiosità.  Probabilmente gli insegnanti l'hanno sempre saputo. Ma un recente  articolo scientifico conferma e ribadisce l'importanza della curiosità  nel successo accademico. The Hungry Mind, pubblicato sulla rivista Perspectives on Psychological Science (pdf),  è una meta-analisi che ha preso in considerazione 200 studi, che  coinvolgevano circa 50.000 studenti. I risultati dello studio sono  piuttosto interessanti.

Intelligenza, coscenziosità, curiosità

Secondo gli autori, tre sono i pilastri del successo scolastico. L'intelligenza è, singolarmente, il più potente predittore  della performance accademica; gli effetti dell'intelligenza nella  performance accademica non sono mediati dai tratti di personalità;  l'intelligenza, la coscenziosità (la capacità di fare sacrifici) e la  curiosità intellettuale sono predittori diretti della performance  accademica, e sono fra loro correlati. Infine, sebbene l'intelligenza sia più importante della coscenziosità e della curiosità, coscenziosità e curiosità, insieme, pesano più dell'intelligenza.
 
Loewenstein, citando Aristotele, Cicerone e Kant, definisce la curiosità un desiderio intrinsecamente motivato di accumulare conoscenza. Kashdan e Silvia definiscono la curiosità uno stato motivazionale associato all'esplorazione.
  
Curiosità e interesse

Il costrutto della curiosità è fortemente legato a quello  dell'interesse. Più in particolare, la curiosità intellettuale definita  come un interesse generale verso l'apprendimento. La curiosità intellettuale è un tratto di personalità legato alla conoscenza in generale, mentre gli interessi sono legati a degli specifici argomenti o ambiti di conoscenza.
 
Più in dettaglio, l'interesse è una variabile motivazionale che porta  ad uno stato psicologico di attenzione sostenuta o alla predisposizione  a riportare la propria attenzione verso una particolare classe di  oggetti, eventi o idee.

Interesse personale e interesse situazionale

Nella letteratura sull'interesse, si distinguono due macrocategorie:  l'interesse personale e l'interesse situazionale. L'interesse personale è  ciò che riscuote l'interesse di una persona durante un prolungato periodo della sua vita.  La passione per la poesia, per la musica, per le automobili, per la  moda, per la danza, per il cinema. Gli interessi possono anche essere  molto specifici.
 
L'interesse situazionale, invece, è legato al contesto. Se definiamo l'interesse in termini di attenzione, l'interesse situazionale ha luogo se qualche cosa, nel contesto, attira la nostra attenzione.
 
L'interesse personale invece porta un individuo a riportare ripetutamente la propria attenzione verso l'oggetto di interesse.
 
Secondo Hidi e Renninger l'interesse influenza non solo l'attenzione, ma anche gli scopi e l'apprendimento. L'interesse è la risultante dell'interazione di una persona con un particolare contenuto (o contesto). Dunque, mentre la curiosità è una predisposizione generale, l'interesse è specifico al contenuto.
 
Un aspetto che accomuna curiosità e interesse è che entrambi sono motivanti: la curiosità e l'interesse portano un individuo a focalizzare la sua attenzione, anche in maniera sostenuta, per il piacere di farlo. Curiosità e interesse sono dunque delle motivazioni intrinsiche. Hidi e Renninger propongono l'esistenza di quattro fasi  legate all'interesse: l'interesse innescato dal contesto, e l'interesse  sostenuto costituiscono le due fasi dell'interesse situazionale. Se un  contenuto innesca ripetutamente l'interesse situazionale sostenuto, si  sviluppa la terza fase, l'interesse personale emergente. L'interesse  personale da emergente si trasforma, se sostenuto per un sufficiente  periodo di tempo, in interesse personale sviluppato.
 
Ainley, Hidi e Berndorff hanno evidenziato una catena causale che lega la curiosità intellettuale e l'interesse personale allo stato affettivo, (interessato, neutrale o annoiato), lo stato affettivo all'impegno, e l'impegno al risultato  scolastico: l'interesse e la curiosità dispongonono positivamente  l'individuo nei confronti di un argomento. Questa disposizione positiva  (che si esprime nella polarità interessato vs. annoiato) porta ad un  maggior coinvolgimento della persona, che si focalizza più a lungo sull'argomento (attenzione sostenuta). L'interesse, infatti, può innescare un meccanismo di flow, che porta l'individuo in uno stato di effortless effort  (sforzo non faticoso, si potrebbe tradurre). Questo maggior impegno e  coinvolgimento, a sua volta, ha un'influenza positiva sulla performance  accademica.

Conclusioni

Proviamo a tirare le fila del discorso. Per imparare bene una cosa - non solo a scuola, ma probabilmente in ogni contesto - servono tre ingredienti: intelligenza, coscenziosità e curiosità-interesse per quella cosa.
 
In questo post di intelligenza non si è parlato (sarebbe troppo  lunga). Si è parlato di curiosità e di interesse. Questi, influenzano  positivamente l'apprendimento perché predispongono positivamente l'individuo, e lo portano a focalizzare  più a lungo la sua attenzione sul compito. Stare più a lungo sul  compito, in fondo, è anche lo scopo della coscenziosità. Lo studente  coscenzioso è quello che fa i compiti, che studia, che non salta le  lezioni. Ovvero, che focalizza la sua attenzione sul compito più a  lungo.
 
Curiosità-interesse e coscenziosità, dunque, hanno lo stesso effetto. Ma hanno origini diverse: la coscenziosità si appoggia sulla motivazione esterna:  lo faccio perché si deve, perché studiare è importante, perchè non  voglio prendere un brutto voto. L'interesse, invece, si basa sulla  motivazione interna: lo faccio perché mi piace.
 
A parità di risultato, dunque, sarebbe utile un modello educativo  capace di fondarsi non solo sulla coscenziosità (che rimane importante),  ma anche sulla costruzione di interesse. Aiutare gli studenti,  attraverso il contesto, ad interessarsi in quello che studiano, e a  studiare perché studiare può essere divertente e gratificante.
(Fonte: www.neuropsy.it)
Da dove cominciare a cambiare le cose, se non da una migliore qualità della scuola? (John Elkann)
Informazioni:
Una cosa buona non piace se non siamo all'altezza
(F.W. Nietzsche)
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