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Ins. di Sostegno

Docenti
Le competenze del buon insegnante di sostegno
                                                                                      
Essere un insegnante di sostegno non può essere una scelta dettata solo da una predisposizione naturale ad aiutare i più svantaggiati o da una vocazione nel sociale, ma è fondamentale possedere delle competenze specifiche.
Confrontarsi con un disabile non significa fare semplicemente “assistenzialismo”, ma significa rispetto per la persona, arricchimento umano oltre che professionale, desiderio di realizzare quegli obiettivi che le potenzialità e le risorse dell’alunno ci permetteranno di prefissarci.
L’insegnante di sostegno, oggi, viene ad assumere compiti nuovi, più specifici ed impegnativi, in quanto non è solo di sostegno al disabile ma lo è di tutto il gruppo - classe, contribuendo ad un’armonica integrazione e collaborazione reciproca.
Si tratta di una figura essenziale, significativa, sia all’interno del rapporto docente - alunno, sia all’interno del più vasto rapporto scuola - società, in quanto promotore di una scuola che sia tutta “integrante”, in grado di dare risposte adeguate ai bisogni apprenditivi e sociali di ciascuno alunno.
Impegnarsi per la dignità dell'alunno con situazione di disabilità significa lottare per una società migliore, nella quale ogni uomo possa cogliere in sé e negli altri un significato profondo che distingue e accomuna al tempo stesso: il valore persona.
L’approccio umanistico, centrato sulla persona, non pretende di imporre grandi sistemi teorici, ma semplicemente di proporre la crescita e la maturazione del singolo e dei gruppi attraverso una modificazione costruttiva e profonda dei rapporti interpersonali, basata sulla partecipazione affettiva (empatia), sull’abbandono dei ruoli stereotipati e sulla responsabilizzazione di ciascuno.
Genuinità, accettazione incondizionata ed empatia rappresentano alcuni tra i tratti più salienti della personalità dell’insegnante di sostegno.
Teoricamente quindi l’integrazione diventa un fattore di qualità della scuola e dell’intera società, anche perché ne viene coinvolto tutto il contesto in cui è inserito l’alunno H, da quello familiare a quello sociale.
Un alunno disabile diventa con le sue problematiche e la ricchezza della sua diversità un patrimonio irrinunciabile; ma anche la diversità di ogni insegnante determina un dato positivo se inquadrata all’interno di un riferimento pedagogico preciso ed organico.
Al concetto basilare dell’integrazione si deve affiancare un altro concetto fondamentale affinché questa si realizzi pienamente, quello di collaborazione, una collaborazione che si deve compiere a diversi livelli.

In primo luogo, collaborazione come obiettivo educativo: gli insegnanti devono proporre agli alunni forme di collaborazione nel percorso educativo e didattico al fine di creare all’interno del gruppo classe il clima positivo ai processi integrativi.

In secondo luogo, collaborazione come metodologia operativa per gli insegnanti: la professionalità docente deve necessariamente mirare al lavoro di gruppo per conseguire gli obiettivi che in sede di programmazione generale vengono collegialmente definiti.

In terzo luogo, collaborazione come progettualità e pianificazione, quali presupposti necessari per qualsiasi lavoro di rete.
Alla luce di tutto ciò l’insegnante di sostegno acquista sempre più un ruolo di leadership e di coordinamento consoni alla sua specializzazione; un ruolo di supervisione e di guida degli interventi inseriti nella circolarità del lavoro di rete consoni alle sue competenze specialistiche e metodologiche.
Acquista soprattutto valore di risorsa irrinunciabile per la scuola e per la società, poiché si pone quale mediatore necessario nei collegamenti fra i soggetti che devono rendere reale e consolidata l’integrazione, un’integrazione che deve allontanarsi sempre più da una dimensione teorica ed occasionale per diventare reale ed inserirsi sempre più in una dimensione di normalità.

Ritengo che lo stile assertivo sia senz’altro adeguato ed efficace nel rapporto delicato e importante che un’insegnante di sostegno deve quotidianamente instaurare non solo con i soggetti con bisogni educativi e formativi speciali, ma anche con il gruppo - classe e nei confronti della comunità degli insegnanti verso i quali è volta la sua azione di coinvolgimento e di collaborazione.
La figura docente deve oggi possedere competenze relazionali ed affettive adeguate oltre che disciplinari.
Per ottenere buoni risultati bisogna stimolare interesse per l’apprendimento negli alunni con esempi, con riferimenti al loro vissuto esperienziale, dimostrando l’utilità degli insegnamenti nella vita pratica.
Bisogna, inoltre, sapersi rapportare con gli alunni sapendo ascoltare i loro bisogni; è necessario che il docente riesca a creare in classe un clima relazionale favorevole alla nascita di uno spirito di gruppo. Un docente che basa il suo lavoro sull’interattività, che non crea rivalità e che allo stesso tempo cerchi di tenere conto delle dinamiche di gruppo nella classe, limita al minimo le situazioni di disagio ed è in grado di fornire vere occasioni di crescita per gli allievi.
Il com­pito principale dell'insegnante di sostegno è proprio la creazione delle condizioni per socializzare e apprendere o, meglio, imparare a stare con gli altri, "imparare stando con gli altri e facendo con gli altri", nella convinzione condivisa che l'apprendimento non può prescindere ed esse­re avulso da un contesto relazionale, che si apprende per comunicare e che il rapporto con i pari è, a quest'epoca, determinante per la struttu­razione della personalità al fine di agevolare il suo difficile rapporto con le discipline, traducendo l'insegnamento disciplinare in insegnamento unitario.

La collaborazione-mediazione professionale.
L'insegnante specializzato per il sostegno deve essere in grado di tessere reti di relazioni significative a livello professionale con i colleghi "normali", con gli educatori, con il personale assistenziale, con i familiari, con gli operatori sociali e sanitari, con le figure importanti di un territorio, con i rappresentanti degli Enti locali, di varie Amministrazioni, di Cooperative sociali, ecc. Ciò significa capacità di ascolto, di empatia professionale e personale, di riconoscimento della dignità professionale dell'altro, di mediazione, di sostegno, di decisione e di problem solving, di soluzione di conflitti, di comunicazione e di assertività costruttiva. Non è facile collaborare professionalmente con altri, specie nel nostro Paese, ancora lontano dal condividere un modello concettuale unitario sul tema della disabilità (forse l'ICF dell'Organizzazione Mondiale della Sanità potrà darci questa base concettuale e linguaggio comuni a varie professioni). Troppo spesso, inoltre, sopravvivono logiche gerarchiche tra le varie figure professionali, che ostacolano la collaborazione. L'insegnante per il sostegno si trova spesso in situazioni dove sono vitali buone capacità di mediazione: la Diagnosi funzionale, il Profilo dinamico funzionale, le attività del Piano educativo individualizzato, le verifiche, ecc. Dovrebbe essere uno specialista di tavoli di concertazione e di decisione comune, dove aiuta tutti a comunicare realmente, a rispettare i ruoli, a scambiarseli, a decidere insieme, a fondere saperi e prospettive, mediando soluzioni nuove, diverse dalla semplice somma delle parti. Un diplomatico, anche, che conosce le varie lingue che le professioni parlano e le rispettive culture. Un conoscitore delle dinamiche dei gruppi, capace di attivare rituali istituenti di alleanze professionali nuove. Un mediatore che non si stanca di connettere, avvicinare, limare, fondere, trovare un filo di raccordo, di progetto comune, di impegno collettivo, di decisione condivisa, di patto operativo.

Il sostegno alla famiglia
L'insegnante specializzato per il sostegno può essere una fonte importante di aiuto e di supporto anche per la famiglia dell'alunno disabile, che ancora troppo spesso è da sola nel suo ciclo di vita. Molti, spesso troppi, operatori entrano in contatto con la famiglia, ma spesso il risultato è la solitudine. Non è facile diventare un sostegno significativo, e ci vuole molta umiltà. Le famiglie possono fronteggiare il loro stress in modo problematico, assente o aggressivo, iperprotettivo o centrifugo, oppure possono essere una fonte inesauribile di risorse e di coinvolgimento, di stimolo all'autonomia e alla crescita. Sono sempre comunque una realtà complessa, ricca di contraddizioni, incertezze, sfumature, che probabilmente non si potranno mai conoscere a fondo. Ma la famiglia può diventare la migliore alleata di un percorso di integrazione scolastica e sociale, e come un alleato prezioso va trattata: con considerazione, ascolto, empatia, comunicazione, mediazione e coinvolgimento continuo. Ma anche fissando assieme regole, confini, limiti e tutele della professionalità degli insegnanti, che non dovrebbero, in nome di un eccesso di "familismo" essere al servizio di ogni capriccio dei genitori e colludere in alcune scelte "tecniche" della famiglia che possono essere addirittura controproducenti per l'alunno. L'insegnante dovrebbe allora conoscere a fondo i temi delle strutture e delle dinamiche familiari, le risposte allo stress delle varie figure familiari, gli studi sui bisogni e sulle risorse della famiglia e le sperimentazioni sui vari interventi di supporto familiare: counseling educativo, formazione di competenze educative, respite care (interventi di aiuto familiare per permettere ai familiari più coinvolti nello stress assistenziale quotidiano di tirare un po' il fiato), gruppi di auto-mutuo aiuto, ecc. Su queste basi gli insegnanti si dovrebbero specializzare su competenze di ascolto attivo, comunicazione, problem solving collaborativo, analisi degli stress familiari, analisi delle risorse, ecc.

Il Piano educativo individualizzato-Progetto di vita
L'insegnante specializzato per il sostegno non è certo l'unico responsabile del Piano educativo individualizzato per l'alunno disabile, che è invece frutto di una corresponsabilizzazione di tutti i docenti, degli operatori sociali e sanitari e della famiglia. Ma questa progettualità così articolata ha bisogno di un perno, di un catalizzatore di processi, di un garante di un equilibrato funzionamento collettivo. La stesura, ma ben di più la realizzazione e le verifiche del Piano educativo individualizzato, ha bisogno di un professionista che interpreti un ruolo di tutela degli interessi esistenziali dell'alunno disabile, che lo aiuti nella memoria della sua storia e nella definizione di un suo progetto di vita. In questo ruolo, l'insegnante specializzato deve lavorare con la persona disabile ed i colleghi nel definire in modo condiviso, "obiettivi partecipati" (elaborati e vissuti insieme, non imposti), percorsi possibili, criteri di verifica e valutazione sia degli obiettivi che dei percorsi fatti per cercare di raggiungerli.

Una metodologia e più metodi per facilitare l'apprendimento.
Un insegnante specializzato per il sostegno dovrebbe possedere una forte cornice metodologica generale, in cui inscrivere, dare senso e sperimentare una ricca pluralità di metodi, interventi, materiali, tecniche educative e didattiche. Proviamo a definire tre caratteristiche di questa cornice metodologica generale, in grado di essere fortemente generativa di scelte, decisioni e orientamenti a livello di specifici metodi.

Documentazione e ricerca.
L'insegnante specializzato dovrà possedere buone capacità di documentare l'insieme delle prassi di integrazione e di inclusione, connettendo questo materiale a quello presente nei Centri di documentazione del suo territorio e ad altre banche dati di interesse. La sua attività si dovrebbe orientare anche verso la ricerca, nelle sue varie articolazioni metodologiche. Fare ricerca non è un lusso, deve essere sentito come una necessità: il bisogno di fare, in modo sistematico, condiviso e comunicato, un piccolo passo avanti nella conoscenza di come funzionano le cose nell'apprendimento, nelle relazioni, nei gruppi, nella psicologia dell'alunno, ecc. Una ricerca significativa dovrebbe poggiare su ciò che si sa, o si crede di sapere, per evolverlo, correggerlo, arricchirlo, anche smentendo convinzioni provvisorie. E' necessario allora che l'insegnante specializzato possegga un forte corpus di conoscenze teoriche sui processi coinvolti negli apprendimenti, nel pensiero, nelle emozioni, nelle relazioni e nei gruppi. Queste conoscenze devono però essere rielaborate e rese significative in un modello personale, adattato dal singolo insegnante: una specie di mappa teorica attraverso la quale tentare di leggere ciò che succede, di usare metodi e tecniche e di interrogarsi con progetti di ricerca. Questa mappa si dovrà correggere e evolvere continuamente, con la conoscenza empirica e con lo studio. In conclusione, le sei famiglie di competenze che ho cercato brevemente di tratteggiare potrebbero diventare altrettanti contenitori in un portfolio-dossier personale dell'insegnante, iniziato nel suo percorso universitario di base, ben arricchito nella specializzazione e speriamo altrettanto ben mantenuto nella formazione ulteriore continua in servizio.

Ciò è possibile e auspicabile attraverso la mediazione didattica, ricercando e attivando le strategie più adatte. E' un lavoro che richiede una continua sperimentazione e una illuminata creatività seppure mai nulla deve cedere all'improvvisazione o ad una pratica di routine. È il lavoro dell'insegnante, il suo ruolo, o meglio, la sua "funzione", termine che ne sottolinea maggiormente gli aspetti dinamici.

A tal proposito, condizione irrinunciabile è la motivazione dell'inse­gnante ad insegnare, motivazione da rinnovare quotidianamente per tollerare le inevitabili, spesso pesanti, frustrazioni alle quali va incon­tro il lavoro con i disabili a causa della lentezza e fatico­sità di ogni più piccolo progresso e di tutto il processo di maturazione e apprendimento.

Concludo con una metafora che traggo dall’ambiente musicale, il Bolero di Ravel, una bellissima esperienza musicale che comincia piano piano e, senza che ce ne accorgiamo, ci coinvolge in una celebrazione d’orchestra in cui vari strumenti sono in accordo reciproco, fino a una sonata d’orchestra.
Mi sembra che l’integrazione scolastica possa convivere bene con questo tipo di metafora: nasce nel piccolo e automaticamente, anche se non obbligatoriamente, si dovrebbe espandere ad una celebrazione d’orchestra.
Vale sempre la pena "aiutare una crisalide a diventare farfalla, il mondo ha tanto bisogno di colori".
” non è possibile non comunicare, non esiste un non comportamento,
l’attività o l’inattività, la parola o il silenzio hanno tutti valore di messaggio".

P.Watzlawich  (da Orizzonte Scuola e Centro Studi Erickson)
Si è sempre constatato che una mente creativa sopravvive a qualunque tipo di educazione.
(Anna Freud )
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